Slitta a marzo 2026 il pagamento dei rimborsi IRPEF più elevati legati al Modello 730/2025. Si tratta dei crediti superiori a 4.000 euro, per i quali l’Agenzia delle Entrate effettua controlli preventivi prima di procedere all’accredito.
Marzo rappresenta quindi l’ultimo mese del calendario dei rimborsi riferiti alle dichiarazioni presentate nel 2025. Chi non ha ancora ricevuto il pagamento può verificarne lo stato direttamente nell’area riservata del sito dell’ente.
Rimborsi oltre 4.000 euro: perché arrivano più tardi
La soglia dei 4.000 euro segna una differenza importante nei tempi di pagamento. Superato questo importo, il Fisco avvia controlli preventivi per verificare la coerenza dei dati inseriti nella dichiarazione.
In particolare vengono confrontati:
- i dati della dichiarazione con le Certificazioni Uniche;
- le dichiarazioni degli anni precedenti;
- le detrazioni e le spese indicate.
Queste verifiche allungano i tempi di lavorazione. La normativa stabilisce che il rimborso può essere erogato entro sei mesi dalla scadenza per la presentazione del 730, fissata al 30 settembre. Di conseguenza, il termine ultimo per i pagamenti cade a fine marzo 2026.
Il calendario dei rimborsi del modello 730
Le tempistiche di pagamento variano in base all’importo del credito e alla presenza o meno del sostituto d’imposta.
In generale:
- chi ha presentato il 730 con sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) ha ricevuto il rimborso in busta paga o nel cedolino pensione già da luglio;
- chi ha presentato la dichiarazione senza sostituto e con credito fino a 1.000 euro ha ricevuto il pagamento intorno a dicembre;
- i contribuenti con credito tra 1.000 e 4.000 euro senza sostituto rientrano nei pagamenti tra dicembre e fine marzo;
- chi ha un credito superiore a 4.000 euro è nella fase finale dei pagamenti, prevista proprio nelle settimane di marzo.
Rimborso diretto: tempi più lunghi
La modalità di rimborso influisce molto sulle tempistiche.
Quando nel 730 è indicato un sostituto d’imposta, il rimborso arriva direttamente tramite conguaglio fiscale in busta paga o pensione, perché il datore di lavoro o l’ente previdenziale anticipa la somma.
Chi invece sceglie o deve ricevere il rimborso diretto dall’Agenzia delle Entrate — ad esempio lavoratori autonomi, disoccupati o pensionati senza ente pagatore — deve attendere i tempi tecnici dell’amministrazione fiscale, generalmente più lunghi.
Dal 2024 è inoltre possibile optare volontariamente per il rimborso diretto anche se si ha un sostituto d’imposta, ma questa scelta comporta l’ingresso nel calendario dei pagamenti gestiti direttamente dal Fisco.
Cosa controllare se il rimborso non è ancora arrivato
Se il pagamento tarda ad arrivare, il primo elemento da verificare è la presenza di un IBAN valido registrato presso l’Agenzia delle Entrate.
Le coordinate bancarie possono essere inserite o aggiornate accedendo all’area riservata del sito dell’ente e seguendo il percorso:
Servizi → Rimborsi → Comunicazione IBAN
In assenza di IBAN, il rimborso viene comunque erogato, ma tramite assegno postale, con tempi più lunghi.
Altri possibili motivi di ritardo possono essere:
- anomalie o incongruenze nella dichiarazione;
- scostamenti rilevanti rispetto agli anni precedenti;
- controlli fiscali aggiuntivi.
In questi casi il diritto al rimborso non viene perso, ma i tempi di pagamento possono estendersi oltre quelli ordinari.
Come verificare lo stato del rimborso
Per controllare lo stato della pratica è sufficiente accedere all’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate tramite SPID, CIE o CNS.
Nella sezione dedicata ai rimborsi possono comparire tre diverse diciture:
- “In lavorazione”: la dichiarazione è ancora in fase di controllo;
- “In pagamento”: il rimborso è stato disposto e arriverà a breve;
- “Pagato”: il versamento è stato effettuato.
Chi utilizza l’app IO può ricevere anche una notifica quando il rimborso viene accreditato.
Se lo stato risulta “pagato” ma il denaro non è arrivato entro fine marzo, è consigliabile controllare che l’IBAN registrato sia intestato o cointestato al contribuente, altrimenti il pagamento non va a buon fine.
Senza IBAN il rimborso arriva con assegno
Quando l’Agenzia delle Entrate non dispone di coordinate bancarie valide, il rimborso viene emesso tramite assegno vidimato inviato per raccomandata al domicilio fiscale del contribuente.
L’assegno può essere incassato presso qualsiasi ufficio postale entro 60 giorni dalla data di emissione. Trascorso questo termine, il titolo decade e deve essere richiesto nuovamente.
In ogni caso, il rimborso fiscale rimane garantito anche in assenza di conto corrente: nessuna somma viene persa per la mancata comunicazione dell’IBAN.
Se hai bisogno di ulteriori informazioni, vuoi attivare lo SPID oppure vuoi assistenza nella consultazione Contattaci ai nostri recapiti telefonici o vieni nei nostri uffici di Milano e Battipaglia per una consulenza gratuita




