Nel 2026 si stimano 3,5 miliardi di messaggi PEC in Italia. L’obiettivo europeo è rendere interoperabili i sistemi di comunicazione certificata tra i Paesi UE, garantendo sicurezza, riconoscimento giuridico e nuove opportunità per cittadini e imprese.
La PEC si prepara a diventare uno strumento sempre più centrale nelle comunicazioni digitali europee. L’Italia, forte di oltre vent’anni di esperienza nella posta elettronica certificata, punta a valorizzare il proprio modello per favorire lo sviluppo di un sistema di recapito certificato interoperabile tra gli Stati membri dell’Unione europea.
Secondo le stime IDC presentate durante il convegno “PEC. Eccellenza italiana, futuro europeo”, organizzato da Aruba a Roma il 22 ottobre 2026, in Italia sono attive oltre 20 milioni di caselle PEC, con circa 3,5 miliardi di messaggi previsti nel corso dell’anno.
Numeri che confermano il ruolo della PEC nei rapporti tra cittadini, imprese, professionisti e Pubblica Amministrazione. La sfida, adesso, è superare i confini nazionali e consentire lo scambio di comunicazioni certificate anche con interlocutori situati negli altri Paesi europei.
PEC in Italia: i numeri di un sistema consolidato
La posta elettronica certificata è ormai uno strumento ampiamente utilizzato, anche al di là degli obblighi normativi.
La ricerca IDC evidenzia che il 60% delle Pubbliche Amministrazioni intervistate utilizza la PEC quotidianamente per comunicare con altri enti. Tra i professionisti, il 78% la impiega ogni giorno o ogni settimana, mentre il 64% delle aziende la utilizza per partecipare a bandi e gare.
Anche i cittadini privati ricorrono sempre più spesso alla posta certificata: il 45% degli intervistati dichiara di utilizzarla almeno una volta al mese, per esigenze legate, ad esempio, a fisco, previdenza, scuola, sanità e condominio.
Inoltre, quasi 3 milioni di cittadini hanno registrato la propria PEC come domicilio digitale sull’INAD, l’Indice Nazionale dei Domicili Digitali, per ricevere comunicazioni ufficiali dalla Pubblica Amministrazione.
La diffusione dello strumento produce benefici anche sul piano economico. Per il 2026, IDC stima un beneficio economico netto pari a circa 650 milioni di euro, grazie alla riduzione della carta, dei tempi di gestione e dei costi delle comunicazioni.
Come funzionerà la PEC europea
Il passaggio verso la dimensione europea si basa sullo sviluppo di servizi elettronici di recapito certificato qualificato, previsti dal regolamento europeo eIDAS.
La PEC italiana consente già di certificare l’invio e la consegna dei messaggi tra caselle PEC, con effetti giuridici riconosciuti nell’ordinamento italiano. Il sistema europeo punta ad ampliare queste garanzie, attraverso requisiti comuni e una maggiore interoperabilità tra i servizi dei diversi Paesi.
Il riferimento normativo è il regolamento eIDAS n. 910/2014, modificato dal regolamento UE 2024/1183, noto come eIDAS 2.
In particolare, l’articolo 44 disciplina i servizi elettronici di recapito certificato qualificato, prevedendo specifici requisiti di sicurezza, integrità dei dati e identificazione del mittente e del destinatario.
Il quadro normativo consente inoltre ai prestatori qualificati di concordare l’interoperabilità dei rispettivi servizi, a condizione che siano rispettati i requisiti europei e che la conformità venga adeguatamente valutata.
L’obiettivo è quindi creare un sistema nel quale le comunicazioni certificate possano attraversare i confini nazionali mantenendo garanzie giuridiche e tecniche adeguate.
Quali vantaggi per imprese e professionisti
La possibilità di utilizzare servizi di recapito certificato interoperabili a livello europeo potrebbe semplificare numerose attività, soprattutto per le imprese che operano sui mercati internazionali.
Tra i principali benefici attesi rientrano:
Comunicazioni transfrontaliere più semplici, senza dover gestire sistemi nazionali completamente separati.
Maggiore certezza giuridica nelle comunicazioni formali con clienti, fornitori e amministrazioni estere.
Riduzione dei costi e dei tempi per la gestione delle comunicazioni aziendali.
Migliore tracciabilità degli invii e delle consegne.
Maggiore supporto alla compliance, grazie a standard e requisiti condivisi a livello europeo.
Secondo la ricerca IDC, il 55% delle organizzazioni intervistate considera la mancanza di interoperabilità internazionale una delle principali barriere all’utilizzo della PEC. Il 67% ritiene invece che un’estensione europea del servizio potrebbe migliorare la certezza legale e il rispetto degli obblighi normativi nelle comunicazioni internazionali.
Per le aziende italiane, soprattutto quelle che intrattengono rapporti commerciali con partner europei, l’evoluzione potrebbe rappresentare un’importante opportunità di semplificazione amministrativa.
PEC e Pubblica Amministrazione: continuità e innovazione
La transizione verso i servizi europei dovrà tenere conto dell’ampia diffusione della PEC in Italia e del suo ruolo nei procedimenti amministrativi e giudiziari.
Nel corso del convegno, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica, Alessio Butti, ha sottolineato il valore della PEC come strumento capace di trasferire nel mondo digitale la certezza delle comunicazioni formali.
Sulla stessa linea Mario Nobile, direttore generale di AgID, ha evidenziato l’importanza di sviluppare ecosistemi digitali interoperabili, sicuri e semplici da utilizzare, nei quali identità digitale, domicilio digitale, notifiche elettroniche e servizi fiduciari possano operare in modo integrato.
Particolare attenzione riguarda anche il settore giudiziario, nel quale la PEC è già ampiamente utilizzata per le comunicazioni e i depositi telematici. L’evoluzione europea dovrà quindi garantire la continuità dei processi esistenti, preservando le tutele già offerte e accompagnando gradualmente l’adozione dei nuovi standard.
Interoperabilità europea: i primi progetti concreti
Il percorso verso la PEC europea non si limita alle prospettive normative. Sono già state avviate sperimentazioni per verificare la possibilità di scambiare comunicazioni certificate tra sistemi nazionali differenti.
Un esempio è la Proof of Concept realizzata nel 2025 da Aruba e dalla società polacca Asseco, che ha dimostrato la fattibilità dello scambio di comunicazioni certificate tra i sistemi italiano e polacco.
La sperimentazione ha successivamente portato alla creazione di una joint venture finalizzata allo sviluppo di un hub europeo aperto ai prestatori qualificati, con l’obiettivo di collegare infrastrutture e standard nazionali differenti.
La collaborazione tra operatori rappresenta un elemento importante per tradurre le disposizioni europee in servizi concreti, capaci di garantire continuità, affidabilità e riconoscimento giuridico delle comunicazioni.
PEC europea: cosa cambia per gli utenti
L’evoluzione verso un sistema europeo di recapito certificato apre nuove possibilità per cittadini, professionisti e imprese, ma richiede ancora un percorso di integrazione tecnica e normativa.
La direzione è quella di una comunicazione digitale più semplice e sicura, nella quale i sistemi nazionali possano dialogare attraverso regole comuni.
La PEC europea non va quindi intesa come una semplice sostituzione della PEC italiana, ma come un’evoluzione verso servizi certificati interoperabili a livello comunitario.
Il modello italiano, già ampiamente utilizzato da imprese, professionisti e Pubbliche Amministrazioni, costituisce una base importante per questo processo. La sfida sarà estenderne i vantaggi oltre i confini nazionali, mantenendo semplicità d’uso, sicurezza e certezza giuridica.
Per le imprese italiane, l’integrazione europea potrebbe tradursi in comunicazioni internazionali più efficienti e in una gestione meno complessa dei rapporti con clienti, fornitori e istituzioni degli altri Stati membri.
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