Nel 2026 la lotta all’evasione fiscale entra in una nuova fase con un piano di controlli mirati sulle Partite IVA cosiddette “apri e chiudi”. Si tratta di un fenomeno sempre più attenzionato dall’Agenzia delle Entrate, legato all’apertura e chiusura frequente delle Partite IVA per eludere gli obblighi fiscali.
L’Amministrazione finanziaria ha individuato circa 9mila posizioni sospette che saranno sottoposte ad accertamenti nel corso del prossimo anno. I controlli rientrano in una strategia più ampia che prevede circa 270mila accertamenti complessivi nel 2026, non limitati alle Partite IVA inattive ma estesi anche a quelle con comportamenti considerati anomali.
Sotto osservazione finiscono in particolare:
- i contribuenti che non hanno risposto alle lettere di compliance;
- coloro che hanno rifiutato il concordato preventivo biennale;
- le Partite IVA aperte e chiuse ripetutamente in brevi periodi di tempo.
Un’attenzione specifica è rivolta anche alle Partite IVA formalmente attive ma prive di dichiarazioni IVA o dei redditi da almeno tre anni. In questi casi, il rischio è quello di intestazioni fittizie, spesso riconducibili a soggetti non facilmente rintracciabili, che compromettono la regolarità del sistema fiscale.
Un ruolo centrale è svolto dagli ISA – Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale: punteggi bassi rappresentano un segnale di rischio e aumentano la probabilità di controlli, poiché indicano una minore affidabilità fiscale del contribuente.
Il piano dell’Agenzia delle Entrate è rafforzato dalla collaborazione con la Guardia di Finanza, che ha già programmato decine di migliaia di verifiche nel corso del 2026. L’obiettivo è contrastare in modo più efficace le pratiche elusive, migliorando trasparenza e correttezza nel sistema tributario.
Con queste misure, il Fisco punta a colpire i comportamenti abusivi e a incentivare la compliance, rafforzando l’equità e l’affidabilità del sistema fiscale italiano.
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