Regime forfettario 2026: requisiti, soglie e regole da conoscere per non sbagliare

Nel 2026 il regime forfettario resta il sistema fiscale agevolato più utilizzato dalle partite IVA individuali. La sua attrattiva non dipende solo dalla flat tax, ma da un insieme di regole su soglie di ricavi, cause di esclusione, contributi e fatturazione elettronica che possono fare la differenza tra restare nel regime o uscirne.

La Manovra 2026 conferma l’impianto normativo già in vigore nel 2025, comprese le nuove disposizioni sulla rettifica IVA nei passaggi tra regimi. Vediamo cosa sapere per il 2026.


Requisiti regime forfettario 2026: limiti aggiornati

L’accesso e la permanenza nel regime dipendono da requisiti verificati sull’anno precedente e da soglie che, se superate nell’anno in corso, producono effetti diversi.

✅ Ricavi e compensi

  • Fino a 85.000 euro (anno precedente)
    Se nel 2025 si resta entro 85.000 euro, nel 2026 si può applicare il regime.
  • Soglia 100.000 euro (anno in corso)
    Se nel 2026 si superano 100.000 euro, l’uscita è immediata e dalle operazioni successive si applica il regime ordinario (con IVA).

👉 Attenzione: superare 85.000 euro non comporta automaticamente l’applicazione dell’IVA nello stesso anno. Il passaggio immediato scatta solo oltre i 100.000 euro.


✅ Spese per dipendenti e collaboratori

  • Limite: 20.000 euro lordi (anno precedente).
    Se superato, il regime non si applica dall’anno successivo.

✅ Redditi da lavoro dipendente o pensione

  • Limite: 35.000 euro (anno precedente).
    Se oltrepassato, il regime non è applicabile nell’anno successivo, salvo specifiche eccezioni.

Questo è uno dei controlli più delicati per chi mantiene contemporaneamente un lavoro dipendente.


Cause di esclusione dal regime forfettario

Non contano solo i limiti economici. L’accesso può essere bloccato in presenza di:

  • utilizzo di regimi IVA speciali incompatibili;
  • partecipazione a società di persone;
  • controllo diretto o indiretto di SRL con attività riconducibili;
  • attività svolta prevalentemente verso l’ex datore di lavoro;
  • residenza fuori dalle condizioni previste dalla norma;
  • cessioni prevalenti di immobili o terreni edificabili.

Prima di aprire o mantenere la partita IVA forfettaria è fondamentale verificare questi aspetti.


Aliquota 5% o 15%: quanto si paga davvero?

Nel regime forfettario il reddito imponibile non coincide con il fatturato. Si applica un coefficiente di redditività in base al codice ATECO.

Sul reddito così determinato si applica:

  • 15% → aliquota ordinaria
  • 5% → per nuove attività che rispettano i requisiti

L’imposta sostitutiva rimpiazza IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP (nei casi previsti).

➜ Deduzione contributi

I contributi previdenziali obbligatori si deducono dal reddito prima di applicare l’imposta.


Coefficienti di redditività 2026

Ecco i più frequenti:

SettoreCoefficiente
Attività professionali78%
Costruzioni e immobiliari86%
Commercio40%
Altri servizi67%

Il coefficiente incide direttamente sulla base imponibile e quindi sull’imposta dovuta.


Fattura elettronica nel 2026

Nel 2026 la fatturazione elettronica resta obbligatoria anche per i forfettari.

Cosa ricordare:

  • ❌ Nessuna IVA in fattura
  • ❌ Nessuna ritenuta d’acconto sui compensi
  • ✔ Inserire la dicitura del regime forfettario
  • ✔ Marca da bollo virtuale oltre 77,47 euro

Una compilazione errata può creare problemi fiscali o richieste di rettifica.


Operazioni con l’estero

Chi lavora con clienti esteri deve applicare le regole delle operazioni transfrontaliere, con attenzione alla corretta qualificazione IVA e agli eventuali adempimenti aggiuntivi.


Contributi INPS: cosa cambia?

Il regime forfettario riguarda solo la fiscalità, non la previdenza.

  • Professionisti senza cassa → Gestione Separata INPS (percentuale sul reddito)
  • Artigiani e commercianti → gestione speciale con contributi fissi + quota variabile

La valutazione della convenienza va fatta considerando imposte e contributi insieme.


Passaggio tra regime ordinario e forfettario

Il cambio di regime richiede attenzione su:

  • fatture a cavallo d’anno
  • gestione acconti
  • trattamento IVA
  • eventuali rettifiche

Errori in questa fase possono generare sanzioni o versamenti non corretti.


Rettifica IVA: cosa sapere nel 2026

Dal 2025 è cambiata la disciplina della rettifica IVA nel passaggio tra regimi.

Non è più possibile:

  • recuperare l’IVA sugli acquisti effettuati durante il forfettario passando all’ordinario;
  • restituire automaticamente l’IVA in caso di ingresso nel regime agevolato.

La rettifica resta valida solo nei casi ordinari previsti dall’art. 19-bis2 DPR 633/1972, quando cambia la destinazione dei beni.

Esempio pratico: se nel 2024 acquisti merce in forfettario e nel 2025 passi all’ordinario, l’IVA sulle rimanenze non è recuperabile.


Regime forfettario 2026: conviene davvero?

Nel 2026 il quadro resta stabile, ma la differenza la fanno:

  • monitoraggio delle soglie (35.000, 85.000 e 100.000 euro);
  • verifica delle cause di esclusione;
  • corretta gestione della fatturazione elettronica;
  • pianificazione contributiva;
  • attenzione nei passaggi tra regimi.

Una gestione consapevole permette di sfruttare i vantaggi della flat tax evitando errori che possono costare caro.

Se hai bisogno di ulteriori informazioni,vuoi aprire la Partita IVA aderendo al regime forfettario Contattaci ai nostri recapiti telefonici o vieni nei nostri uffici di Milano e Battipaglia per una consulenza gratuita.

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